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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di NunVeReggaeCchiù (del 31/07/2011 @ 11:32:28, in PER NON DIMENTICARE, linkato 1433 volte)

COMISO 1983 - Per Non Dimenticare

La più grande documentazione di immagini sul web, ed in assoluto su youtube, sui fatti di Comiso del 1983. Quando il "primo" governo socialista varò, con la benedizione di Pertini e la complicità "gloriosa" del PCI di berlinguer... l'installazione di 112 testate nucleari nel piccolo centro siciliano.

Per circa 2 anni questo video è stato "danneggiato" da youtube a causa di segnalazioni fasciste e giustizialiste (i fascio legalitaristi violacei) che hanno scomodato le normative sui diritti d'autore in materia (piu' berlusconiani di così....) di musica per  colpire il canale NunVeReggaeCchiù. Ma alla fine E$$I HANNO PERSO ed il video è tornato A BUON DIRITTO AD ESSERE ACCESSIBILE AI PIU' su youtube. A seguito della campagna "Uno ne chiudete, cento ne apriamo" il video fu appositamente rilanciato sul web, su altri canali e social network.

Le nuove generazioni non sanno assolutamente nulla dei fatti di Comiso. Girando su youtube si trovano riprese demenziali pseudobullistiche, cretinate immani o sottili campanilismi beceri.

Il videoclip è un mix di immagini note (a pochi) come quelle in bianco e nero, meno note quelle di alcuni giornali ed assolutamente inedite (quelle a colori).

Il video richiama l'attenzione sulle famose 3 giornate dell'Agosto 1983, quando il campo allestito nei pressi della base americana ospitò migliaia di giovani provenienti da tutta Europa e si diede vita ai 3 giorni di blocchi agli accessi della base missilistica.

Le immagini si susseguono in una inquietante cronologia... quasi a presagio di ciò che sta per accadere. E' suggerito seguire i titoli e commenti ed anche la conclusione. All'epoca non era neppure immaginabile internet e molte telecamere e macchine fotografiche furono sequestrate.

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Di nonukes (del 28/07/2011 @ 21:42:52, in dBlog, linkato 2566 volte)

The Movie. 532 simoultaneous actions in 27 different countries against nuclear business. More Info: http://www.chernobyl-day.org - http://www.nonukes.it -

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Di nonukes (del 24/07/2011 @ 11:56:15, in Stragismo, devastazioni e saccheggi, linkato 3132 volte)
COMUNICATO STAMPA
COMITATO PROVINCIALE LEGAMJONICI
CEMERAD. SI ATTENDE L’AUTORIZZAZIONE DELLA ASL

Il comitato provinciale Legamjonici prosegue nel suo impegno volto a fare luce sui ritardi degli interventi di bonifica nel sito ex Cemerad.

In particolare, l’inchiesta riguarda l’impegno assunto dal Comune di Statte di avviare la bonifica del contenuto dei fusti stoccati all’interno di capannoni localizzati nel sito e contenenti materiale radioattivo.

Come già detto, per il progetto di bonifica, più volte rinviato, erano stati previsti adeguati finanziamenti. Si tratta dell’ammontare di 3.700.000 euro, cifra poi ‘dirottata’ verso altri lavori non ben identificati.

Oggi si attende la nomina dell’esperto incaricato con il supporto del quale potrà essere avviata la caratterizzazione del materiale radioattivo contenuto nei fusti. Si potrà dunque procedere, come annunciato dal sindaco di Statte, alla successiva bonifica sulla quale però grava la seguente incognita: con quali soldi?
Intanto, il Comune di Statte, in seguito a nostre sollecitazioni, in data 30 giugno 2011, invia una richiesta di autorizzazione alla nomina di un esperto in radioprotezione presso la direzione generale della Asl di Taranto.

La richiesta non riceve pero’ alcuna risposta.

Il 15 luglio 2011, nella sede Asl di Taranto un funzionario ci comunica che i ritardi sono dovuti ad una situazione di ‘caos burocratico-amministrativo’ conseguente al passaggio di consegne (avvenuto il 30 giugno) alla guida della Direzione Generale fra l’uscente dott. Colasanto e il dott. Scattaglia.

Dopo aver fatto presente al funzionario Asl la necessità della immediata risoluzione di una questione già ampiamente sottovalutata che viene vissuta con notevole apprensione dagli abitanti di Statte, lo stesso ci ha assicurato che si sarebbe adoperato per accelerare la procedura di nomina dell’incaricato e che ci ‘avrebbe fatto sapere’.


Questo comitato fa presente che è costantemente in contatto con cittadini di Statte pronti a manifestare il proprio esasperato grido di protesta davanti alle sedi degli Enti responsabili di tali ingiustificabili ritardi.

La protesta si estenderà anche relativamente al possibile conferimento di nuovi quantitativi di rifiuti speciali provenienti dalla Campania e destinati alla discarica Italcave.

I cittadini di Statte non sono disposti ad accogliere ulteriori rifiuti con o senza il nullaosta della Regione Puglia.


Daniela Spera (responsabile del Comitato provinciale Legamjonici)

http://legamionicicontroinquinamento.wordpress.com/2011/07/23/cemerad-si-attende-l%E2%80%99autorizzazione-della-asl/

 

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Di nonukes (del 24/07/2011 @ 11:36:43, in Stragismo, devastazioni e saccheggi, linkato 1537 volte)

UN'AUTORIZZAZIONE ILLEGITTIMA Concessa col raggiro delle Istituzioni nei confronti delle associazioni. dal COMUNICATO STAMPA dell'org. SAVE TARANTO.

Ai nostri concittadini non possiamo che esprimere solidarietà e vicinanza per l'ultimo abuso subìto in occasione del rilascio di una autorizzazione illegittima all'attività industriale di ILVA.

Autorizzazione che tutto può rappresentare meno che "un punto a favore nella battaglia di civiltà" che mai è stata condotta e che, contrariamente a quanto affermato dal Sindaco Stefàno e dal Presidente della Provincia Florido nella loro recente dichiarazione congiunta, non ha certo visto la partecipazione delle associazioni accanto a Comune, Provincia e Regione, dal momento che le associazioni a Roma sono state rigorosamente tenute fuori dalla porta proprio nell'atto conclusivo del procedimento.

Un 'successo', definito dall'on. Vico, ascritto alla collaborazione di tutte le forze in campo, dimenticando il raggiro compiuto dalle Istituzioni nei confronti delle associazioni.

All'assessore all'ambiente Nicastro, tuttora convinto che in Regione siano riusciti a "tenere assieme le ragioni dell'ecologia con quelle dell'economia e del diritto al lavoro", chiediamo se conosca la reale entità dell'emergenza sanitaria in corso da tempo nella nostra provincia e che interessa anche i lavoratori della grande industria.

Chiediamo se intenda ignorare le conclusioni espresse dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Lecce, oppure il rapporto sulle falde avvelenate dell'area industriale tarantina, o ancora le perizie depositate nei Tribunali secondo le quali l'ecocompatibilità di aziende così prossime al centro abitato e di dimensioni spropositate non può mai essere possibile.

Chiediamo a Nicastro se ha mai pensato che per conciliare ecologia e diritto al lavoro siano necessarie alternative di sviluppo davvero compatibili con l'ambiente e la vita o se invece sia auspicabile l'incremento di una produzione che non produce economia ma che la annienta.

 

Forse all'assessore Nicastro interessa molto più stigmatizzare le dichiarazioni di noi "tribuni della plebe" anziché comprenderne il senso profondo. In ogni caso, non sarà certo attraverso gli insulti gratuiti e sprezzanti che l'assessore potrà mai sperare di ricucire un rapporto ormai logoro e compromesso con un elettorato stanco dell'ennesimo abbaglio.

Taranto continua da decenni a rimanere città commissariata e controllata in regime remoto. Non vi è allora alcun bisogno di ulteriori prove che attestino in quale maniera le sorti di questa città vengano da sempre stabilite altrove a discapito di una comunità locale umiliata, offesa, saccheggiata e stuprata.

Per questo, non possiamo che prendere atto con rammarico che il nodo d'acciaio che ha strozzato noi tutti non possa che essere sciolto raccomandando alla cittadinanza di non concedere neppure un voto a tutti i partiti che si sono espressi a favore dell'AIA e dell’attività produttiva unica, secondo una "vocazione all'industria pesante" che rigettiamo con forza.

I sostenitori e protettori di un polo industriale devastante a pochi metri da una città in ginocchio, devono abbandonare le aule consiliari di Comune, Provincia e Regione, e quelle parlamentari.

Dieci Luglio Duemilaundici - La Federazione Save Taranto per l'Ecotutela Jonica:

Ass. Malati Cronici e Immunitari

Comitato provinciale Legamjonici

Comitato provinciale Taranto lider

Comitato di quartiere Tamburi

Tamburi 9 luglio 1960

Ass. Savese per la vita

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Di Fabienne Michèle Melmi (del 15/07/2011 @ 10:54:16, in dBlog, linkato 2214 volte)

mercoledì 13 luglio 2011
 "Sabato 2 luglio, l'associazione Moruroa e Tatou ha organizzato, durante l'assemblea della Polinesia, una giornata di doppia commemorazione: i 45 anni della prima prova aerea atomica dello stato francese a Moruroa ed i 10 anni dell'associazione.



In quest'occasione è stata presentata nella hall dell'assemblea una mostra di 30 ritratti di ex lavoratori del nucleare, di personalità politiche e di cittadini, realizzati da Marie-Hélène Villierme, accompagnati da letture di brani e video di testimonianze. Le testimonianze filmate da Arnaud Hudelot potevano essere visionate integralmente in una sala annessa. Il pomeriggio è stato dedicato ad un dibattito sulla questione del nucleare e la serata riservata al nuovo battesimo della piazza da "Chirac" in favore di una piazza del "2 juillet1966" ed un "unu" eretto sul "paepae" di commemorazione situato nei giardini di Paofai..

I dati sono terribili: 193 bombe provate in 47 tiri aerei e 147 sotterranei tra 1966 e 1996. 600 kg di plutonio che verranno interamente smaltiti solo fra 240 000 anni. 10 000 dipendenti. Più di 200 ricadute radioattive

sull'insieme della Polinesia francese. 651 casi di cancro nel 2008. Il dibattito, organizzato sotto il gazebo dell'assemblea, ha permesso di chiarire alcuni punti della Legge Morin. È interessante sapere che questa Legge mette sul conto delle contaminazioni radioattive 18 tipi di cancro, di cui 4 cancri femminili, mentre gli Stati Uniti hanno segnato 33 tipologie di cancro sul loro elenco. Il Giappone, dal 2009, riconosce ogni tipo di cancro, ogni problema tiroideo, la trombosi coronaria e le malattie cardiovascolari come patologie radio-indotte.


 Quando si conosce l'importante aumento di queste patologie nel nostro paese, si è in diritto di chiedersi fino a che punto lo stato francese ha deciso di fare arrivare il suo disprezzo ed il suo cinismo.

Il senatore Richard Tuheiava ha presentato il progetto di legge che depositerà al Senato per chiedere allo stato francese la restituzione degli atolli di Moruroa e Fangataufa alla Polinesia francese, restituzione prevista nella convenzione firmata tra lo stato ed il Territorio. Lo stesso ha peraltro rilevato le poste in gioco internazionali intorno alla questione nucleare in Polinesia francese. Difatti, lo stato francese, per restare membro del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, deve dare delle garanzie della sua buona volontà su questo argomento.

Durante la stessa assemblea, Philippe Neuffer, avvocato, ha sollevato alcune incomprensioni sulle decisioni rese dal tribunale di Papeete, che ha rifiutato ai lavoratori locali di Moruroa ciò che i tribunali francesi hanno accordato ai lavoratori espatriati. La spiegazione è semplice e desolante. L'elenco delle malattie professionali riconosciute come direttamente legate alle esposizioni da radiazioni non è stato aggiornato. Bisogna porsi la questione dell'azione poco risolutiva dei sindacati: nonostante i molteplici scioperi, di cui certi molto duri, malgrado tutto il loro impegno nel tentare di chiarire la questione, gli operai e le loro richieste continuano ad essere non considerati dal sistema. Bisogna inoltre porsi la domanda che questa constatazione automaticamente genera, "i leader dei sindacati chi stanno difendendo?".

Il dottore Christian Sueur, psichiatra al "Centro della Madre e del bambino", sabato pomeriggio la condiviso la sua esperienza parlando di due piccole ragazze, sue pazienti, vittime di instabilità genetica. I nonni paterni di entrambe, che hanno lavorato a Moruroa, non hanno sviluppato la malattia. Le sue ricerche hanno messo alla luce un'importante letteratura scientifica documentata sulle mutazioni genetiche nei discendenti di persone che hanno subito contaminazione da radiazioni atomiche. L'instabilità genetica delle due piccole ragazze sarebbe direttamente legata all'esposizione dei rispettivi nonni alle radiazioni atomiche.

Un altro dei testimoni dell'esposizione, nato da un padre che lavorava come pescatore, morto dopo le esplosioni sotterranee sulle spiagge di Moruroa, ha sofferto di spina bifida, malattia documentata negli studi sugli inglesi irradiati in seguito alle prove del loro paese in Australia.

Queste conseguenze del fatto nucleare, che non erano mai state affrontate cosi chiaramente in pubblico, ci aprono delle prospettive nuove e terribili sulle ricadute a lungo termine dei 30 anni di sperimentazione atomica. Oramai non si tratta più di considerare le conseguenze unicamente sui vecchi lavoratori di Moruroa e Fangataufa direttamente esposti alle prove nucleari, ma molto più largamente su tutti gli abitanti del paese, su cui delle nuvole indisciplinate hanno scaricato generosamente più di 200 volte delle polveri o delle piogge radioattive . Il numero crescente di bambini che presentano delle malformazioni alla nascita o sviluppano patologie fino ad oggi sconosciute, dovrebbe incitare il governo ad iniziare un vasto studio al fine di determinare le patologie apparse di recente nel nostro paese, documentate dai diversi studi americani, inglesi o giapponesi, realizzati sui veterani delle loro prove nucleari e sulle loro discendenze.

 Lo stato francese conosceva fin dalle prime prove le conseguenze terribili di tali sperimentazioni sui lavoratori così come sugli abitanti degli atolli vicini. La politica nucleare, malgrado queste conoscenze, è durata 30 anni. 30 anni durante i quali i lavoratori o i militari non graduati non hanno beneficiato di nessuna protezione, contrariamente ai militari graduati e ai missionari ufficiali dello stato.

Non è più tempo di lacerarci con accuse o con colpevolizzazioni deleterie, né di compiacerci in una vittimizzazione mortifera. Non si tratta neanche di chiedere allo stato francese di pentirsi. Il pentimento è l'affare delle chiese.

"L'affare dello stato è l'uguaglianza dei diritti, il risarcimento delle ingiustizie generate dagli effetti della storia. Si tratta (…) di riconoscenza di fatti, giustamente stabiliti (…), della loro qualifica giuridica e di una politica pubblica pertinente. Non siamo nel campo emozionale. Non ci serve il misticismo del dominatore che duplica il mito della superiorità e fa credere a delle voci che mendicano un inutile pentimento. Non si tratta né di contrizione né di perdono. È un crimine che riguarda il Diritto, non un errore che coinvolge la fede", scrive Christiane Taubira parlando della schiavitù come crimine contro l'umanità..

La politica nucleare dello stato francese è un crimine. Questo crimine potrebbe essere qualificato come crimine contro l'umanità. È per questa ragione che gli archivi di Moruroa sono stati recentemente classificati come segreto difesa per l'eternità ?"

Fonte: http://www.lesnouvelles.pf/article/reagissez-a-lactu/“un-crime-a-ciel-ouvert”
Traduzione per RNA: Fabienne Melmi

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Di Fabienne Michèle Melmi (del 06/07/2011 @ 14:18:31, in dBlog, linkato 1606 volte)

Francia - INCIDENTI in serie alla centrale di Paluel

Perdite a ripetizione, fughe di gas radioattivo, ripetuti scatti di allarme, lavoratori contaminati: da più di un mese, in una delle più grosse centrali nucleari francesi - il sito di Paluel in Alta-Normandia - accadono anomalie e malfunzionamenti in serie. Il crescente numero di incidenti ha creato panico tra i dipendenti che ci lavorano, secondo le varie testimonianze e i documenti esclusivi raccolti da noi. La centrale di Paluel produce, da sola, circa il 7% dell'energia elettrica nazionale.   

 L'inquietudine e l’ansia collettiva comincia a manifestarsi su Internet:

"Centrale di Paluel: EDF sulle tracce di Tepco?"

Questa formula provocatoria, che paragona il gestore francese a quello della centrale di Fukushima, non proviene da un gruppo antinucleare. Come si può leggere, è scritto all'inizio di un comunicato della CGT ( Confederazione generale del lavoro) della regione di Dieppe, dove si trova la centrale di Paluel.   

 Con quattro reattori da 1300 megawatt (MW), questa centrale, dove lavorano 1250 dipendenti di EDF, è una delle prime tre più importanti centrali nucleari francesi (con quelle di Gravelines e di Cattenom). Messo in servizio tra dicembre 1985 e giugno 1986, il sito di Paluel non ha posto problemi particolari durante i primi due decenni del suo funzionamento.     

 

 La centrale di Paluel, foto EDF. 

 Ma da qualche tempo, diversi problemi tecnici si sono accumulati sul reattore n°3, che uno dei nostri intervistati definisce "il reattore più sfigato del sito": una perdita d’olio sull'alternatore, una perdita d’acqua nel circuito primario di raffreddamento, una fuga di gas radioattivo nell'edificio del reattore, così come diverse perdite in una o in più guaine di combustibile (1).   

 Finora occultati, questi malfunzionamenti non sono contestati dalla direzione della centrale. Ma l'interpretazione della loro gravità diverge radicalmente da una fonte all'altra. Tutti concordano tuttavia a descrivere una crescente preoccupazione tra i lavoratori e anche angoscia e panico per alcuni. Uno dei nostri interlocutori parla addirittura di "terrore soffocato!"    

Racconta che un edificio, nei pressi del reattore, è stato spesso evacuato a causa di segnalazioni di allarme, rilevando la presenza di gas nocivi nell'aria. Dei dipendenti hanno forzato delle casse contenenti compresse di iodio per premunirsi contro possibili contaminazioni. Questa reazione rivela un elevato livello di stress nel personale, tuttavia addestrato a lavorare nell'ambiente particolare degli impianti nucleari. L’inquietudine è nutrita dal fatto che "l'allarme scattava sempre", secondo un'altra fonte. Ed è così che le soglie di rilevazione di queste perdite di gas sono state rialzate per ottenere il silenzio.      

  " Xeno, è come una sigaretta"  

Per far fronte ad alcune di queste perdite, il reattore n°3 di Paluel è stato fermato durante il fine settimana di Pentecoste. Un "arresto a caldo" durante il quale il reattore funziona al minimo senza essere completamente fermato. Durante questo intervento, sedici dipendenti EDF e subappaltatori hanno inalato accidentalmente dello xeno, un gas radioattivo. Essi sono stati contaminati: delle tracce di questo gas raro sono state trovate nel loro organismo.   

 Uno di loro ci spiega di avere lavorato senza portare il cappuccio e la bombola di ossigeno che permettono di evitare di respirare l'aria circostante. "La riserva di ossigeno individuale è troppo limitata rispetto al tempo di intervento, e questo ci avrebbe obbligato ad entrare ed uscire più volte dall'edificio, il che avrebbe prolungato il tempo di intervento", aggiunge, a condizione di mantenere l'anonimato.   

Falso”, contesta Claire Delebarre incaricata della comunicazione della centrale di Paluel: "Non hanno portato il loro apparecchio respiratorio perché non ne avevano bisogno”. E aggiunge: "Non si tratta di contaminazioni interne perché lo xeno non si fissa nell'organismo, è rigettato dopo alcune espirazioni, è come una sigaretta."   

La quantità di gas inalato da questi agenti è minima e senza pericolo, assicura un militante CGT della centrale che ha studiato il caso di queste persone. "Sono sotto le soglie accettabili riconosciute dall'Autorità di Sicurezza del Nucleare", conferma il dipendente contaminato. Ma "sedici persone contaminate, è enorme!" commenta un altro agente. E questo è la prova, secondo lui, della presenza di una grande quantità di gas radioattivo nella sala, dove hanno lavorato i volontari di Pentecoste. Uno dei lavoratori presenti avrebbe rifiutato di partecipare all'intervento, giudicando le condizioni troppo pericolose.     

 Schema di principio di un reattore nucleare del parco francese    

Il 21 giugno, l'incidente di Pentecoste non era stato segnalato dall'Autorità di Sicurezza Nucleare (ASN) sul suo sito web. Del resto, non gli è stato nemmeno notificato. "È normale, non è un evento, siamo al livello di sensazioni", risponde il servizio comunicazione della centrale. "I fatti sono dissimulati", pensa un lavoratore di Paluel. Lapidaria fu la prima reazione di un funzionario di un sindacato della centrale, contattato al telefono,: "Sedici contaminazioni? Ma state scrivendo un romanzo !"   

Non si tratta di una fiction, bensì della realtà. Per di più, l'intervento di Pentecoste ha risolto solo una parte del problema: la fuga di gas è riparata, ma l'acqua del circuito primario fuoriesce sempre. La riparazione è stata rimandata. I guai dell'alternatore erano stati risolti in precedenza. Ma resta la perdita delle guaine di combustibile. Là, non c'è possibilità di riparazione: bisogna fermare il reattore e sostituire gli elementi di combustibile difettoso. Ora, questo si potrà fare solo al prossimo arresto programmato, ossia tra circa un anno.   

 Tra tutte le difficoltà che conosce Paluel, la più inquietante è la difettosità di certe guaine di combustibile, stima una delle nostre fonti. Perché? Perché queste guaine in lega metallica costituiscono la prima delle barriere che isolano la materia radioattiva dall'ambiente esterno. Hanno la forma di lunghi cilindri chiamati “matite” in cui vengono accatastate delle piccole pastiglie di uranio radioattivo. Queste "matite" sono riunite per formare il cuore del reattore.        

 "È come il vino, talvolta, sa di tappo"  

Il reattore è come una caldaia: le reazioni nucleari che si producono nel combustibile radioattivo fanno scaldare l'acqua del circuito primario che trasferisce il suo calore al circuito secondario; l'acqua del circuito secondario è vaporizzata e il vapore fa girare la turbina che produce elettricità.    Il combustibile radioattivo, contrariamente al carbone di una classica caldaia, non deve mai essere in contatto con l'ambiente esterno.

Per questo motivo, le autorità nucleari francesi hanno elaborato una "dottrina della sicurezza" di cui un principio di base consiste nel chiudere la materia radioattiva dietro a tre "barriere": la prima è la guaina del combustibile; poi la vasca e il circuito primario; e infine, il recinto di confinamento del reattore.          

 Le tre barriere di protezione del combustibile radioattivo. 

Ora, alla centrale di Paluel, è accertato, dalle testimonianze che abbiamo raccolto e i documenti che abbiamo potuto consultare, che c'è al meno un montaggio del nocciolo del reattore 3 che contiene una o parecchie "matite" difettose. Ossia di cui la guaina è fessurata. Siccome c'è sempre una perdita nel circuito primario, questo significa che due delle tre famose barriere non sono più stagne. 

I montaggi dei noccioli messi in causa sono nuovi e sono stati messi nel nocciolo ( cuore del reattore) durante l'ultimo ricaricamento, effettuato nel marzo 2011. Secondo la direzione della centrale, gli elementi in questione sono stati fabbricati da Westinghouse.   

" Tutto l'edificio reattore sta diventando marcio!" Si preoccupa un dipendente che  ritiene che l'attuale perdita di combustibile a Paluel potrebbe provocare dei fenomeni incontrollabili. Ora EDF ha deciso di lasciar funzionare il reattore nel suo stato per il momento, potenzialmente fino alla fine del ciclo (ossia fino alla prossima interruzione per il ricaricamento del combustibile), entro un anno circa. "Non capisco perché non si decidono a chiudere", afferma una delle nostre fonti.   

"Si tratta di micro-perdite, non hanno conseguenze dirette sul personale: sono misurate, analizzate, controllate, dominate", spiega un militante della CGT di Paluel. Le "nostre investigazioni indicano che c'è un difetto d’inguainamento, ma non è una rottura, è leggermente poroso, e ciò riguarda solamente un montaggio", assicura Claire Delebarre, l’incaricata alle comunicazioni presso la centrale di Paluel.

Ricordiamo che un montaggio contiene 264 matite, ossia 264 possibili fonti di perdita. Ma "funzionare con una leggera perdita, non è grave in sé". "È come il vino, talvolta sa di tappo!" rassicura la direzione della centrale nel proprio comunicato sul suo sito web.  

 La radioattività provocata dalla perdita è stimata a 30.000 MBq/t (megabecquerel/tonnellata di acqua), sapendo che a partire da 100.000 Mbq/t al giorno durante sette giorni consecutivi, un reattore deve assolutamente essere fermato.

I problemi tecnici di Paluel rivelano in questo modo il segreto nascosto al grande pubblico ma noto nel mondo del nucleare: in piena contraddizione con la dottrina di sicurezza imposta dall'Autorità di Sicurezza Nucleare, ci sono delle centrali in perdita, e questo  in tutta legalità!   

"Le perdite ci sono, ed è del tutto normale, sono dei classici episodi operativi”, prosegue Claire Delebarre. Sollecitata da noi, l'ASN non ci ha ancora risposto.  

"Le perdite, sono del tutto normale"

  "Le perdite, sono del tutto normale, ci sono sempre state nel nucleare", spiega uno specialista della radioprotezione. Infatti, abbiamo potuto ricostituire una lunga storia di perdite di guaine di combustibili nelle centrali francesi. Una cronologia che non è iniziata ieri ma dodici anni fa.   

 Il primo episodio è dell'ottobre 1999: alla centrale di Cattenom, in Lorraine, è rilevato un alto tasso di radioattività e la presenza di xeno 133 nel circuito primario. Nell'agosto 2000, le misurazioni rivelano la disseminazione di combustibile nel circuito primario, e nel settembre 2000, dell'attività alfa, segno di una seria rottura di guaina. Il 15 marzo 2001, EDF scopre 28 montaggi di combustibili che presentano dei difetti d’impermeabilità. L'incidente è classificato al livello 1.   

Dopo Cattenom, delle perdite d’impermeabilità di matite di combustibile sono state scoperte alla centrale di Nogent-sur-Seine, a 50 km di Troyes. Questa volta, il problema era legato a un elemento nuovo: le matite difettose erano fabbricate in una nuova lega allo zirconio chiamato "M5", differente dallo zircaloy 4, normalmente utilizzato. La lega M5, prodotta da Areva, è stata introdotta da EDF per migliorare la redditività del combustibile: si tratta di aumentare il "tasso di combustione", il che permette di ridurre il numero di arresti per ricaricamento del nocciolo.   

 Ma questa M5 è responsabile di una complicazione imprevista: il tasso di difetti delle matite è, secondo uno studio dell'IRSN (Istituto di Radioprotezione e di Sicurezza Nucleare), "da quattro a cinque volte superiore a quello delle matite in zircaloy 4". Nel 2002, il primo ciclo realizzato con una ricarica completa di M5 nel reattore 2 di Nogent, è dovuto essere fermato in seguito ad una contaminazione del circuito primario dopo un record di 39 rotture di guaine su 23 montaggi, secondo uno studio di Global Chance (Cahiers de Global Chance, n°25, settembre 2008).    

 

 

Esempi di fessure di guaine osservate a Cattenom, Foto DSIN.

Secondo l'IRSN, in totale, tra il 2001 e il 2008, sono state rilevate una trentina di perdite di montaggi di combustibili in lega M5. Nel 2006, l'ASN ha stimato che era necessario “adottare una prassi prudente"per quanto riguarda l'introduzione del M5. EDF ha fatto degli sforzi per migliorare la fabbricazione dei montaggi ed eliminare i difetti, ma non sono spariti.   

Nel 2008, secondo l'IRSN, "il combustibile dell'inguainamento in lega M5, era, presente in 17 dei reattori da 900 MW, in tre reattori da 1300 MW e in quattro reattori da 1450 MW", il che rappresenta circa la metà del parco. Da allora, l'uso della lega M5 è continuato e, in particolare, la troviamo nei nuovi montaggi di Paluel.   

"I liquidatori di ogni giorno"  

In effetti, fin dal 2006, a Paluel, le guaine di combustibili si sono rivelate difettose. Quest'anno, è previsto un arresto del reattore n°4. Gli agenti sono avvertiti che l'intervento rischia di essere "dosante", ossia di esporli a forti dosi di radiazioni ionizzanti. "L'indizio di radioattività del reattore era 50 volte superiore al reattore accanto", si ricorda Philippe Billard, allora decontaminatore del sito, e militante CGT.   

Questo elevato livello di attività inquieta. Richiede un diritto di allerta e affronta lo staff EDF della radioprotezione che gli rimprovera di esagerare. L'intervento è mantenuto. Durante un'operazione di decontaminazione del materiale, dei dipendenti di Framatome - l'ex nome di Areva - valutano lo stato del combustibile con l'aiuto di una cinepresa posta sotto l'acqua: "Ho visto i video, ho visto le guaine di combustibile, su 15 cm, non c'era più niente", racconta Philippe Billard. “La guaina era aperta, c'era una fessura, e dietro, non c'era più niente. Le pastiglie di combustibile erano uscite. Erano passate nel circuito primario."   

Durante questo arresto di 30 giorni, alcuni agenti ricevono la metà della dose annua di radioattività autorizzata. Tra essi, un agente di condotta EDF ha fatto esaminare le sue feci. Abbiamo avuto accesso al risultato delle sue analisi : il suo organismo cela delle tracce di cesio, di uranio e di plutonio. Tutti cancerogeni a partire da una determinata dose.     

Nella foto sopra: Tracce di uranio e di plutonio nel risultato di analisi del dipendente  contaminato.               

"Aveva ingerito delle polveri radioattive", spiega Philippe Billard. Delle microdosi, ogni volta sotto le norme, ma che si accumulano nell'organismo. Il sindacalista invia allora una lettera alla direzione della centrale per allertarla sulla presenza di raggi alfa, molto pericolosi per la salute nel reattore n°4. Da allora l'uomo contaminato ha lasciato il nucleare.     

Lettera  di allerta del 2006 sui raggi alfa.

 Philippe Billard ha fondato l'associazione, «Santé-sous-traitance». Per difendere la salute dei subappaltatori che oggi rappresentano circa la metà dei lavoratori del nucleare.

 "Oggi la paura della popolazione, in un incidente nucleare, è di essere contaminata e di avere un cancro. Noi, siamo regolarmente contaminati nelle centrali. E abbiamo dei cancri. L'incidente è già successo per noi. Siamo i liquidatori di ogni giorno."   

 Dei liquidatori in Francia? Ci è stato detto e ripetuto che la catastrofe era per gli altri, quelli che non applicano i nostri principi di sicurezza, che non hanno la fortuna di possedere la nostra organizzazione di perizia e la nostra autorità nucleare "indipendente".   

Né veramente catastrofica, né proprio rassicurante, la situazione di Paluel illustra quotidianamente il fatto che il sistema è vulnerabile. Che funziona con dei difetti tecnici e umani permanenti che alimentano un clima generale di diffidenza, se non di paranoia. Che i grandi principi della sicurezza non sono rispettati nella dura realtà. Che la corsa alla produttività tende a prendere il passo sull'esigenza di sicurezza. E che la moltiplicazione di costrizioni da rispettare affinché questo sistema continui a funzionare lo rende sempre più disumano.

22 giugno 2011 |  Jade LINDGAARD e Michel Di PRACONTAL 

Note: 1) involucro del combustibile nucleare in un reattore, che lo isola dal refrigerante; è anche detta camicia di combustibile.

Fonte:

http://www.mediapart.fr/article/offert/b5e51d096c805533dc55203fb25c1a15

Traduzione per RNA: Reza Ajdari e Fabienne Melmi 

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Di nonukes (del 04/07/2011 @ 17:47:22, in Stragismo, devastazioni e saccheggi, linkato 1762 volte)

SAVE TARANTO : L’A.I.A. NON VA CONCESSA

COMUNICATO STAMPA 4 LUGLIO 2011 L’llva resta la maggiore responsabile delle emissioni di IPA e continua ad emettere diossine superando i limiti imposti dalla Legge Regionale.

Oggi siamo giunti al valore medio di 0.70 ng/m3, una ulteriore conferma della inefficienza dei sistemi applicati per ridurre le emissioni di diossine e della totale inadeguatezza della Legge Regionale a garantire giustizia in caso di superamento dei limiti imposti.

La Commissione europea ha intimato a 12 Stati membri, fra cui l'Italia, di recepire entro due mesi le norme Ue che stabiliscono sanzioni penali contro i responsabili di reati ambientali in generale, e quelle specifiche sull'inquinamento marino.

L'Esecutivo comunitario potrà ricorrere in Corte Ue di giustizia contro gli Stati inadempienti. Il termine per il recepimento da parte degli stati membri della direttiva (2008/99/Ce) è scaduto il 26 dicembre 2010.

A Taranto, invece, mentre è in corso una perizia nell’ambito dell’incidente probatorio che vede indagati i vertici Ilva per disastro doloso e colposo, i sindacati e Confindustria premono affinché venga rilasciata l’AIA, immaginando che i nuovi finanziamenti impiegati dall’azienda potranno renderla finalmente ecocompatibile.

Ma nessuna cifra può garantire l’ambientalizzazione di impianti sui quali non è possibile alcun tipo di controllo delle emissioni di fumi e polveri.

Dunque, in base a quali requisiti il Ministero dell’Ambiente potrebbe decidere di rilasciare l’Autorizzazione Integrata Ambientale?

Di fronte ad una evidente impossibilità ad ottemperare a tutte le prescrizioni imposte, peraltro difficoltà espressa dalla stessa Ilva, concedere l’AIA equivarrebbe a soddisfare le richieste di modifica avanzate dal Gestore, quali, ad esempio, la rimozione delle seguenti prescrizioni:

1. Frequenza di monitoraggio delle emissioni più restrittiva;

2. Valori di emissioni più restrittivi rispetto alla riduzione del 20% dell’attuale limite autorizzato;

3. Studio di fattibilità per la copertura totale o parziale dell’area dei parchi minerali.

4. L’adozione di una procedura operativa atta a definire in accordo con gli Enti locali soglie di allarme per la prevenzione di fenomeni acuti di inquinamento del territorio circostante l’impianto.

Chiediamo quindi che non sia accordata l’Autorizzazione Integrata Ambientale, che le Istituzioni locali si oppongano compatti e con fermezza.

È un’azione dovuta alla città che soffre da mezzo secolo, un segnale forte di cambiamento della politica che, supportata da dati scientifici inconfutabili, e dalla cittadinanza che realmente vuole e pretende un cambio di rotta, programmi il futuro della città, indipendente dalla grande industria pesante.

In caso contrario, vorrà dire che si è toccato il fondo, che incapacità, incompetenza irresponsabilità sono proprie della classe politica attuale, che la democrazia partecipata è solo una parola sulle labbra delle istituzioni.

Sarà allora legittimo da parte dei cittadini agire di conseguenza anche con forti azioni civili.

SAVE TARANTO-Federazione per l’Ecotutela jonica

Comitato provinciale Legamjonici,

Comitato provinciale Taranto lider,

Comitato di Quartiere Tamburi,

Ass. Malati Cronici e Immunitari,

Ass.Tamburi 9 luglio 1960,

Ass. Savese per la vita.

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Di nonukes (del 04/07/2011 @ 13:21:14, in dBlog, linkato 1597 volte)

FLAMANVILLE: LA MORTE DI "QUARTA GENERAZIONE".

Nello scorso Febbraio un’inchiesta di France Soire svelava i retroscena sullo sfruttamento dei lavoratori, di inefficienza e di cupidigia dietro i lavori della nuova centrale in Normandia in cui vi è direttamente coinvolta anche ENEL. EPR, lo stesso modello che l’attuale governo e la solita coltre di interessi criminali che spingono per il nucleare volevano importare anche in Italia prima del Referendum.

Sono cominciate a trapelare le notizie delle prime vittime (quando sono trapelate...). Infortuni nascosti e celati dalla tipica riservatezza mafiosa del "Fare Azienda"...

Era quindi già risaputo che un terzo dei 3.200 operai impiegati presso il cantiere della nuova centrale nucleare di Flamanville, nella Bassa Normandia, era composto da persone immigrate, soprattutto da Romania e Bulgaria. Tenuti da tempo in una situazione di semi-schiavitù, gli operai avevano iniziato a lamentare condizioni ed orari di lavoro inaccettabili persino per chi è abituato ai turni ed ai ritmi più duri.

Emergevano quindi casi di morti e ferimenti sul lavoro, spesso occultati dalle logiche di mercato di "chi fa impresa".

Oggi finalmente interviene la magistratura... e sul percorso già "travagliato" dell'EPR e di quel nucleare di "quarta generazione" (che piace tanto anche ai nostri Bersani... ma mai sotto elezioni...) noto come la piu' colabrodesca delle tecnologie, dalla Finlandia alla Francia, potrebbe cadere un macigno irreversibile.

L’11 giugno scorso si è sfracellato al suolo un tecnico al lavoro a Flamanville, dopo un "salto" di una decina di metri, nel cantiere dell’Epr

Qualche giorno dopo, invece, un altro lavoratore di Areva, è morto di notte all'uscita dal turno mentre tornava a casa. Aveva 29 anni.

Il 24 gennaio scorso era stata la volta di un lavoratore interinale, impiegato momentaneamente dalla Norméntal, aveva 37 anni, padre di tre figli. Era uno dei cosiddetti «nomadi» del nucleare francese, personale occupato con contratti a breve o brevissimo termine per i cosiddetti lavori «sporchi» da effettuare per il mantenimento delle centrali o per la loro costruzione. Ma andando indietro nel tempo... altri morti, fra cui interinali... mentre i feriti non si contano.

Il Nucleare di "Quarta Generazione" che uccide ancor prima di entrare in funzione....

Arriva così oggi l'inchiesta della Magistratura francese con una udienza preliminare per il lavoro clandestino per il particolare gruppo Bouygues. [Fonte France3]

Una udienza preliminare per il lavoro clandestino per gruppo Bouygues.

Il procuratore di Cherbourg, Eric Bouillard, inizia quindi ad occuparsi della questione, riprendendo i sospetti sul lavoro clandestino della ASN e Urssaf.

Già Lunedi 27 giugno l'ASN aveva comunicato di aver scoperto che vi sono state irregolarità nel lavoro dei dipendenti della Bouygues Atlanco che aveva quindi violato il suo contratto con l'agenzia di lavoro interinale con sede a Cipro. Questi si fanno le sedi a Cipro... per svicolare ogni normativa... Sul suo sito web, Atlanco si vende come uazienda esperta in "soluzioni per il lavoro a progetti di rilevanza europea" grazie al "reclutamento di nuove funzionalità in paesi come Bulgaria, Repubblica Ceca, Cipro, Polonia, Romania e Slovacchia ".

Questa è la quarta indagine preliminare condotta dai pubblici ministeri da Cherbourg sul sito del EPR.

La prima è stato aperta per omicidio colposo in seguito alla morte di un interinale di 37 anni impiegato da Normetal (metallurgia) dopo una caduta mortale in cantiere il 24 gennaio.

La seconda è iniziata dopo la morte di un dirigente di 32 anni, dipendente di Endel (manutenzione).

La terza inchiesta è stata aperta a fine Giugno dall'ASN dopo la scoperta di un infortunio occultato.

Venerdì 1 luglio, dopo le rivelazioni della NSA, tre eurodeputati di area democratica socialista, un tedesco, Jutta Steinruck, e due francesi Pervenche Berès Grelier e Estelle, si sono precipitati a Flamanville.

"Il governo francese non ha nemmeno la cura di verificare se Atlanco aveva pagato le tasse dovute. Glielo abbiamo chiesto questa mattina e ci hanno detto che questo sarebbe stato esaminato nel pomeriggio"... ha rivelato la signora Grelier ai giornalisti dopo l'ispezione.

Ora l'indagine è affidata all'Ufficio Centrale per la lotta al lavoro illegale.

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Di nonukes (del 03/07/2011 @ 13:59:29, in dBlog, linkato 1519 volte)

RNA Comunicato Ufficiale: INVITIAMO LE "AGENDE ROSSE" A PRENDERE ufficialmente LE DISTANZE DALLE FORZE DELL'ORDINE:

per i massacri di Val Di Susa e da ciò che rappresentano anche in termini di "Mandato della Magistratura": Da $empre, schierata ora con quella... ora con quell'altra COSCA DI MERCATO. Saranno Pure i "Vostri Ragazzi"... NON certo i Nostri.

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Di Immacolata Ziccanu (del 02/07/2011 @ 14:02:14, in dBlog, linkato 998 volte)

Il Trattato di Non Proliferazione (TNP) fu sottoscritto il 1 luglio 1968 ed entrò in vigore il 5 marzo 1970.

 

 Il TNP vieta(va) agli stati firmatari, che non dispongono di armi nucleari, di ricevere o fabbricare simili armamenti ed altresì vieta(va), (ma forse è meglio parlare all'imperfetto) agli stati "nuclearizzati" firmatari, di cedere agli stati "innocenti" armi nucleari o tecnologie di tale portata. Il fine di questo trattato avrebbe dovuto portare, nel lungo termine, all'assenza di conflitti su scala mondiale.

 

Il trattato di non-proliferazione si basa su tre principi:

1. non-proliferazione

 2. disarmo

 3. diritto all’utilizzo pacifico della tecnologia nucleare

 

Questo terzo punto è indubbiamente riferito alla costruzione di centrali nucleari, ma non può esistere un utilizzo pacifico laddove morte, malattie e disastri ambientali ne sono le conseguenze tangibili. L'applicazione pacifica altro non è che fumo negli occhi, un' escamotage per eludere un trattato fatto solo ad uso e consumo dei forti poteri internazionali..è sufficiente dare uno sguardo a ciò che oggi accade nel pianeta.

 In base a questo trattato l’Italia non dovrebbe avere nel proprio territorio testate nucleari, ma non è così: in Italia ci sono ben 90 bombe nucleari.

Alla faccia del Trattato!

 

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